Se volete vedere Genova antica visitate i presepi
Era il 1220 quando Francesco d’Assisi tornato in Italia dalla Palestina pensò all’idea di riprodurre “tridimensionalmente” la scena della natività.
Chiesta l’autorizzazione al Papa Onorio III e ottenutala, il santo nel 1223 a Greccio diede vita al primo presepe. La tradizione dalle forti valenze religiose e simboliche per l’epoca ebbe successo e si diffuse per tutta l’Italia dove trovò a Napoli, Bologna e Genova esecutori talmente raffinati da generare opere raffinate tanto preziose che oggi rappresentano un patrimonio artistico fondamentale. Il sociologo francese Henry Haubert scriveva bel 1932 che “il presepe è il trionfo dei genovesi”.
Dal XVI secolo al XIX secolo Genova a fianco di Napoli è la realtà che esprime più qualità e genio nella produzione delle statuine e degli allestimenti rivestendo la tradizione del presepe di significati sociali di una valenza profonda e duratura.
Secondo Giulio Sommariva direttore del Museo dell’accademia di Belle Arti “Dalla prima metà del XVI secolo fino ai primi decenni del XIX secolo Genova si afferma, accanto a Napoli, come uno dei centri più attivi nella produzione di figure da presepe. Numerose botteghe di intagliatori – la più nota quella di Anton Maria Maragliano (Genova 1664/1739) – si dedicarono anche alla produzione di statuette scolpite a tutto tondo e di manichini lignei articolati, parzialmente policromati, rivestiti con abiti in tessuto. Questi ultimi consentivano una maggiore rapidità di esecuzione ma soprattutto rispondevano meglio alle esigenze spettacolari del presepe barocco, rendendo possibile, attraverso la sostituzione degli abiti o degli accessori, una continua intercambiabilità dei personaggi e allestimenti sempre diversi. Nel periodo compreso fra Natale e la “Candelora (il 2 febbraio,Festa della Purificazione di Maria che coincide con la Presentazione di Gesù al Tempio) secondo una consuetudine diffusa in molti Paesi dell’Europa cattolica, venivano infatti rappresentate l’Adorazione dei Magi, la Presentazione al Tempio, la Fuga in Egitto”.
Una devozione religiosa ma carica di significati sociali e comportamentali. Ogni casa patrizia, ogni chiesa avevano il loro presepe e l’usanza era che il periodo dell’Avvento e del Natale fossero trascorsi proprio nella visita reciproca delle famiglie ai presepi di fronte ai quali venivano recitate preghiere da parte dei bambini e si sostava in raccoglimento.
Oggi queste opere (dalle sculture ai manufatti in legno intagliati a mano) rappresentano non solo un segno di devozione ma anche un quadro approssimato e preciso della vita di quei tempi. Vestiti e usanze sono raffigurati nelle loro esatta tipicità, lo scultore è stato abile non solo in un’opera didascalica ma anche descrittiva. I vestiti, i diversi ceti sociali (addirittura gli schivi di colore con i capelli raccolti dietro la nuca), le professioni, alcune ormai dimenticate, sono rappresentate nei presepi dove non si voleva dimenticare nessuno e la coralità dell’intero tessuto urbano e antropologico doveva godere della Grazia della buona Novella.
Tra i principali musei che si possono ammirare in questi giorni di festa ci sono quello di Palazzo Rosso arricchito nel tempo con una serie di statuine appartenenti alle collezioni civiche sulla base della tradizione tramandata dalla famiglia Brignole Sale.
Altro presepe immancabile è quello della cattedrale di S. Lorenzo con il gruppo marmoreo raffigurante la Natività.
Da non perdere è quello del santuario della Madonnetta risalente al ‘600 con statue di gran pregio e una precisa analisi del vissuto della Genova di allora. Interessante quello della Parrocchia di S. Bartolomeo, meccanizzato e quello allestito nel convento delle suore brignoline.
Un elenco dei presepi più importanti di Genova e della Liguria nel link del sito della Regione


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